Contratto turismo: Confesercenti, raggiunto l'accordo per il rinnovo con Filcams, Fisascat e Uiltucs

Vittorio Messina: il nuovo contratto dà più certezze e stabilità alle imprese ed ai lavoratori

Confesercenti ed i sindacati dei lavoratori Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto nazionale del lavoro del settore Turismo. 

 

Il nuovo contratto, formalmente condiviso e sottoscritto ieri sera, fa riferimento ad un settore con oltre 1,5 milioni di addetti e più di 400mila imprese.  È infatti l’unico contratto nazionale unitario del turismo che può essere applicato da tutte le tipologie di attività del comparto: agenzie di viaggio, ricettività alberghiera, campeggi, pubblici esercizi, ristorazione e stabilimenti balneari.

 

Il nuovo accordo, che sarà operativo per i circa 400mila dipendenti delle 80mila imprese turistiche Confesercenti, prevede regimi salariali differenziati, tutti con decorrenza dal primo gennaio 2018.

 

Per i pubblici esercizi, la ristorazione e gli stabilimenti balneari l’aumento salariale lordo su base mensile per le figure inquadrate nel IV livello sarà suddiviso in cinque tranche da corrispondere entro il 1 dicembre 2021, ed a regime raggiungerà i 100 euro; per il IV livello delle agenzie di viaggio l’aumento è di 88 euro su base mensile, ed è di 88 euro su base mensile anche per il IV livello del settore ricettivo-alberghiero ed i campeggi. Per alberghi e campeggi è prevista in aggiunta un’una tantum di 936 euro lordi, che verrà erogata in cinque rate.

 

“Esprimiamo grande soddisfazione per essere riusciti, dopo una lunga trattativa, a chiudere un accordo per il rinnovo: il primo impegno che ho preso un anno fa, in occasione della mia elezione, e che sono felice sia ora stato raggiunto”, dichiara la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. “Il turismo è uno dei settori più dinamici della nostra economia, e l’intesa con i rappresentanti dei lavoratori rafforza un comparto che caratterizza il Made in Italy e che, al netto dell’indotto, vale circa il 6% del nostro Pil”.

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