Fiba Sardegna: non siamo privilegiati, più doveri che benefici

È scontro aperto tra il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e gli imprenditori balneari. A pochi giorni dall' imminente incontro tra Governo e associazioni di categoria sul rinnovo delle assegnazioni demaniali, l' entrata a gamba tesa del rappresentante dell' esecutivo che ha invocato all' insegna della piena trasparenza "un registro sulle concessioni balneari" per far sapere agli italiani che il canone versato dagli stabilimenti sia "minore di quello pagato da un ambulante titolare di un banchetto 5 per 3 metri" non è piaciuto agli imprenditori.

Gianluigi Molinari, della federazione balneari Fiba di Confesercenti, non ci sta: «Non siamo di certo privilegiati - ha chiarito - sembra che il ministro ignori che, come concessionari di un servizio di interesse pubblico, abbiamo più doveri che benefici.

 

Inoltre non siamo multinazionali, ma piccole aziende a conduzione familiare che lavorano quotidianamente in balia delle intemperie e dei capricci della natura».


Le dichiarazioni di Calenda non hanno di certo lasciato spazio alla diplomazia: dividendo i 100 milioni incassati ogni anno dalle 25 mila imprese attive sulle coste italiane, il ministro ha accusato queste ultime di proporre tariffe spropositate rispetto ai servizi offerti.

 

«Vorrei che il ministro per magia si trasformasse in imprenditore balneare - ha risposto provocatoriamente Bertolotti - condividendo con noi le notti insonni e il futuro incerto. Con bilanci da far quadrare, servizi obbligatori da assicurare e dipendenti da retribuire».


Gli oneri a carico dei titolari includerebbero anche pulizia e sorveglianza dei litorali.
«Servizi di cui lo Stato non può farsi carico, decidendo così di affidarsi ai privati - ha spiegato Molinari - che pagano di tasca propria le strutture e il personale, non potendo per di più utilizzare la concessione demaniale come bene commerciale da far fruttare al massimo, pena sanzioni pesantissime, ma come licenza da utilizzare al servizio dell' intera collettività».