'Spiagge regalate' - Calenda batte cassa

Nuova polemica nella guerra infinita sulle concessioni balneari. «Costano quanto l' affitto di un ombrellone», accusa il ministro Carlo Calenda. «Non sa di cosa parla», replicano Confcommmercio e Confesercenti.

 

Il ministro per lo Sviluppo è intenzionato a chiedere un registro che renda pubblici i canoni pagati dagli stabilimenti balneari. Una questione di «trasparenza per il consumatore che deve sapere qual è il valore della concessione e la sua durata», spiega puntando il dito contro «alcuni casi eclatanti e vergognosi». In Italia, spiega, «non esiste un dato su quanto le singole concessioni paghino allo Stato: ci sono 25mila concessioni che versano complessivamente 104 milioni di euro. Facendo una semplice divisione, il risultato è meno di quanto paga un ambulante per un banchetto. Cosa c' è di equo in questo?».

 

Non solo, Calenda è netto anche sulla direttiva Bolkestein: «Sono uno dei pochi favorevoli perché quando lo Stato dà una concessione la mette a gara. Punto». La miccia è accesa. «Calenda parla senza conoscere la realtà - replica Riccardo Borgo, presidente dell' associazione dei balneari aderente a Confcommercio -. Si è avventurato in un' ardita quanto banale divisione. Spero che il signor ministro sia a conoscenza che il canone è quanto lo Stato ci chiede e che costituisce solo una voce tra i costi sostenuti dai balneari: Iva al 22%, doppia di ogni altra impresa turistica italiana, imposte regionali che, in qualche caso, arrivano al raddoppio degli importi, solo per fare qualche esempio. È dal 2007 che chiediamo, inutilmente, un riequilibrio».

 

Più conciliante Vincenzo Lardinelli, presidente della Fiba-Confesercenti: «Il ministro ha avuto una cattiva informazione. Le aziende non operano solo al Circeo, a Capalbio o in Versilia. In Calabria e in Puglia si possono pagare 100 euro per tutta la stagione. E poi ci sono stabilimenti che creano un grande valore aggiunto. Sono convinto che martedì ci chiariremo». Il 14 marzo è infatti previsto un incontro tra il ministro e le associazioni del settore.

 

Intanto montano anche le polemiche politiche con la Lega che dà dell'«irresponsabile» a Calenda: «Parliamo di 30mila aziende e 300mila lavoratori, porti rispetto», dice il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio. Qualche problema Calenda rischia di averlo anche all' interno del governo. Il ministro per gli Affari regionali, l' alfaniano Enrico Costa, non vuole strattoni. A fine gennaio, dopo che la Corte di giustizia Ue aveva bocciato la proroga automatica decisa dall' Italia per le concessioni demaniali marittime fino al 2020, il governo ha approvato il disegno di legge delega sul riordino delle concesssioni demaniali.

 

Costa ha auspicato il riordino del settore «senza traumi: la delega al governo è frutto di mesi di lavoro intenso e di un confronto assiduo anche con le imprese del settore». Linea non condivisa da Ap (la vecchia Scelta civica), che si schiera con Calenda e accusa Area Popolare di «allergia alla concorrenza e alla trasparenza».

 

Stralcio da IlCarlino

Più conciliante Vincenzo Lardinelli, presidente della Fiba-Confesercenti: «Il ministro ha avuto una cattiva informazione. Le aziende non operano solo al Circeo, a Capalbio o in Versilia. In Calabria e in Puglia si possono pagare 100 euro per tutta la stagione. E poi ci sono stabilimenti che creano un grande valore aggiunto. Sono convinto che martedì ci chiariremo». Il 14 marzo è infatti previsto un incontro tra il ministro e le associazioni del settore.